Ricreazione e impronta del carbonio: una breve riflessione sulle nostre merende.

In classe capita che durante la ricreazione la maestra abbia un guizzo per la testa… e se la maestra sono io… è sicuro che capiti spesso. Il momento della merenda di metà mattina tra i banchi viene attesa con grande trepidazione dai miei alunni: prima di tutto perché rappresenta un momento di pausa e convivialità dopo le prime ore intense di lavoro e in secondo luogo perché c’è il rituale delle merende. In cosa consiste questo rituale?

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Il tutto è nato un po’ per caso durante una delle mie prime ricreazioni con loro notando che la maggior parte di merende consisteva in cibi confezionati e quasi mai freschi. Un giorno una bambina però ha portato un frutto e delle carote: presa dall’entusiasmo le ho fatto i complimenti e ho chiesto a tutti i bambini di fare un applauso alla compagna. Ho spiegato loro perché frutta e verdura si erano meritati un riconoscimento così importante e avevano suscitato il mio interesse. Il giorno dopo una seconda bambina ha portato un frutto e mi ha chiesto un applauso: è nato così il rituale della nostra merenda insieme. Ogni giorno i bambini sistemano la tovaglietta sul banco e prima di iniziare a mangiare aspettano il giro di controllo. Io dico “Qualcuno ha frutta e verdura da dichiarare?“. I bambini con frutta e/o verdura alzano la mano, dicono che merenda hanno (frutta fresca ma anche secca come noci, nocciole, mandorle, e verdure di vario tipo) e aspettano le mie direttive: “Facciamo tutti insieme un bell’applauso a Diletta per aver portato delle meravigliose carotine“. Poi passiamo al secondo step: “Qualcuno ha portato panini o cibo fatto in casa?” I bambini che hanno panini, tramezzini, torte e biscotti fatti a casa ricevono i complimenti da parte di tutti. Questo piccolo momento nato per caso ha ottenuto un largo consenso da parte dei bambini ma anche dei genitori che mi hanno confessato che da quando ho istituito questa novità i bambini fanno a gara per portare a scuola frutta e verdura.

Da un po’ di tempo però è impazzata la moda delle merende confezionate in stile kit di sopravvivenza (che a mio avviso con la sopravvivenza hanno poco a che fare). Avete presente quelle scatolette in plastica trasparente contenenti un succo, un pezzo di formaggio e i grissini (ma a volte anche prosciutto o altre diavolerie piene di conservanti)? Ecco, ha iniziato un bambino e ora tutti o quasi portano più volte alla settimana questo tipo di merenda. Qualche bambino non mangia altro. Non ho ancora parlato di piramide alimentare e dosi settimanali consigliate di vitamine, grassi e zuccheri… ma posso comunque sensibilizzare i miei alunni. Non dico un NO senza appello a questo tipo di merende (anche i miei figli mi hanno chiesto di acquistarle e una volta ogni tot le portano a scuola pure loro) ma ieri, durante la ricreazione, discutendo con la tirocinante che accolgo in classe, abbiamo iniziato a riflettere su questo tema. Così mentre parlavo con lei ho avuto uno dei miei tipici guizzi e sono piombata alla lavagna mentre i bambini ancora si ricreavano.

Ho iniziato a disegnare. Subito qualcuno si è avvicinato a me iniziando ad osservare e a fare domande “Maestra, ti è venuta voglia di disegnare? Maestra, dobbiamo farlo anche noi sul quaderno?” – “Sto riflettendo… tra un po’ vedrai…” ho fatto io. 20180507_123141.jpgDopo aver concluso, ho chiesto ai bambini di tornare ai posti, liberare i banchi (“banco libero, mente libera” è il mio motto) e osservare attentamente le parole e le immagini alla lavagna: “Tra alcuni minuti mi direte cosa vi è venuto in mente e vi chiederò di provare a indovinare perché ho riempito così la lavagna” . Qualcuno ha provato ad riflettere a partire dalle parole riportate in rosso e che richiamavano alla memoria il lavoro svolto alcune settimane fa sul ciclo del carbonio.

Le prime osservazioni non hanno tardato ad arrivare e piano piano, snodando la matassa anche grazie ad una serie di domande mirate “In quali modi lasciamo la nostra impronta sul Pianeta Terra?“, “Il cibo che consumiamo… come arriva nelle nostre case? Chi lo produce? Com’è fatto? Possiamo completamente riciclarlo?” ecc., i bambini hanno iniziato a capire. Osservate queste merende: NESPOLE – PANINO – CANNONCINO ALLA CREMA – KIT DELLA MERENDA. Quale secondo voi lascia un’impronta minima? Prontamente qualcuno ha risposto le nespole asserendo che non lasciano alcuna impronta. In realtà anche la frutta lascia una piccola traccia di carbonio perché ogni essere vivente sulla Terra interagendo con gli altri scambia carbonio favorendone il ciclo costante. Ma se si tratta di frutti che comunque, pur essendo completamente compostabili, vengono venduti al dettaglio e quindi spesso confezionati e sicuramente trasportati da un luogo all’altro, lasciano un’impronta… se pur minima. “Dipende anche da dove arriva quella frutta!“. È esattamente così: nespole che arrivano dalla Spagna sino a noi lasciano sicuramente un’impronta maggiore. Stessa cosa per panino e cannoncino alla crema? Ragioniamo insieme su tutti gli ingredienti e gli elementi che poi determinano la riuscita di un buon panino imbottito e di una pasta alla crema. Anche qui esiste ovviamente un impatto ma è minore rispetto, ad esempio, a quello che avrebbe una merendina confezionata (il classico croissaint venduto in confezione, per fare un esempio). Abbiamo uno scambio di battute anche su quanto può essere sana una merenda confezionata rispetto ad una merenda preparata in casa (la torta fatta dai genitori, il panino al pomodoro, ecc). Le note dolenti arrivano con il KIT. Svisceriamo pezzo per pezzo del contenuto del kit e facciamo un elenco segnando alla lavagna una crocetta per ogni tipo di impatto sull’ambiente:

  1. Contenitore in plastica trasparente che contiene il tutto (Materiale plastico; Riciclabile facilmente? Prodotto in fabbrica attraverso l’utilizzo di quale energia? Trasportato poi nella ditta che confeziona il prodotto finito?)
  2. Succo di frutta (Frutta? Facciamo zuccheri al lontano sapore di frutta…; Contenitore di che materiale? Prodotto dove? E la cannuccia? Produzione e confezionamento del prodotto finito?)
  3. Formaggio o Prodotto di altro tipo (Discorso molto complesso della filiera di produzione del formaggio, il confezionamento ecc.)
  4. Grissini o simili (Prodotti come e dove? Hanno conservanti? Anch’essi confezionati a loro volta in bustina di plastica)
  5. Prodotto finito e KIT sigillato (che lungo viaggio deve compiere per arrivare nei nostri frigoriferi?)

Dopo questa lezione alcuni genitori mi hanno dato della “INFLUENCER” perché i bambini sono arrivati a casa colpiti da quanto emerso in classe. Un bambino voleva buttare via tutto ma per fortuna la madre è riuscita a farlo desistere. Come ho spiegato ai bambini stessi, che dopo le nostre riflessioni hanno iniziato a pormi domande tipo “Ma quindi non possiamo più mangiarle? Ma allora non le portiamo più a scuola? Ma se la porto una volta ogni tanto è grave?“, io non ho nessuna intenzione di fare una battaglia contro questo tipo di merende. Il mio intento non è quello di vietare queste merende e tanto meno condannarle a prescindere. “Il mio intento, bambini, è quello di farvi capire che ogni nostra scelta… per piccola che sia… lascia un’impronta. Questa può essere positiva o negativa. Ecco, a me interessa il vostro bene… perché vi voglio bene… e per questo credo che sia importante non dirvi che certe merende non le dovete mangiare ma piuttosto farvi riflettere su ciò che mangiate o più in generale su ciò che consumate. Questo vi permetterà di porvi domande e diventare degli adulti attenti e responsabili“. Il mio discorso non è mai partito dal divieto ma dalla riflessione. Io sono un’insegnante ma mi ritengo prima di tutto una educatrice. Questo ruolo è fondamentale e doveroso. La famiglia deve fare tanto ma anche noi insegnanti dobbiamo agire di rinforzo offrendo ai bambini gli strumenti giusti che permettano loro di riflettere. “Anche nel frigorifero di Maestra Michela qualche volta spuntano i kit delle merende… perché anche i suoi figli le vogliono provare… e non casca il mondo se qualche volta le si mangia. Ma non dimentichiamoci mai di pensare alla nostra salute e al nostro Pianeta!“.

 

 

 

A proposito di Michela Secchi

Insegnante di scuola primaria di ruolo da diversi anni a Cagliari. Ho scelto di essere maestra per continuare a fare ciò che ho sempre amato: studiare, creare, giocare e insegnare con il sorriso. Credo nella collaborazione, negli scambi e nella ricerca.

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2 commenti in “Ricreazione e impronta del carbonio: una breve riflessione sulle nostre merende.”

  1. Bellissimo ed intrigante con spunti di riflessione per i bambini che sono il nostro futuro. Ancora più interessante per i genitori, che in questo tempo di consumismo sfrenato hanno deturpato quasi in maniera irrimediabile il pianeta noncuranti di ciò che lasceremo ai figli.
    Brava maestra! Cerca di salvare almeno i nostri figli.

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